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Rating:
Archive Warning:
Category:
Fandom:
Relationship:
Characters:
Additional Tags:
Language:
Italiano
Series:
Part 11 of Tu mi completi
Stats:
Published:
2026-01-23
Words:
2,788
Chapters:
1/1
Hits:
14

Prova di forza

Summary:

“Ogni volta che c’è un’interazione fra noi, io, dentro di me, muoio.”
Oscar e Lando sono in pausa per le ultime due gare della stagione, ma ne varrà la pena, alla fine, o sarà un’inutile tortura?

Notes:

Al GP del Qatar 2025, Lando ed Oscar arrivano in pausa richiesta dall’australiano perché ha bisogno di isolarsi. Dopo averne parlato per bene e promesso di riunirsi a Mondiale finito, Lando accetta in modo maturo perché capisce le ragioni di Oscar, oltre a conoscere a fondo lui stesso. Tuttavia adesso serve un enorme prova di forza da parte di entrambi, perché concentrarsi sulle gare che restano senza poter sbagliare e fare a meno della persona che ami e che vedi ogni giorno, è davvero estremamente difficile. Nonostante tutto, ci provano. Dopo di questa ci sono altre 3 fic sempre in questa serie. Buona lettura. Baci Akane

Work Text:

PROVA DI FORZA

*Lando* 

È un’enorme prova di forza. La più grande che io abbia mai fatto. 
Sono giovane, non posso averne dovute affrontare così tante da dire che niente sarà peggio di questo, però fin qua ho comunque dovuto affrontare moltissimi momenti di alta pressione ed erano così potenti che mi hanno messo in crisi durante questa stagione, quella della mia crescita reale. 
Però questo, quello che sto vivendo in questo preciso istante della mia esistenza, non ha ancora paragone con quanto vissuto finora. 
E ricordo bene ancora quando ad inizio stagione, incapace di gestire me, le emozioni, la pressione ed il mio ADHD, sono andato in depressione convinto di essere finito e di non poter ottenere niente di importante nella mia vita. 
Ma questo, ora, è peggio di quello. 
È una dichiarazione forte, ma pienamente consapevole. 
Ogni volta che gli sto vicino e che mi sfiora o addirittura mi tocca, quando i nostri sguardi si incrociano, quando ci sorridiamo, quando dobbiamo parlare e scherziamo ed è sempre fantastico comunicare fra noi. Ogni volta che lo faccio ridere, quando lo vedo sereno in mia compagnia, quando ride ad una mia battuta o quando ne fa lui, quando le nostre mani si stringono, quando siamo fianco a fianco. 
Ogni volta che c’è un’interazione fra noi, io, dentro di me, muoio. 
Perché vorrei saltagli addosso, esagerare come mio solito, abbracciarlo, baciarlo, spingerlo in un angolo e togliergli i vestiti o anche solo stringermi a lui, coccolarci come due gatti in amore, ma non posso. Mi devo accontentare di questi lievi tocchi, di questa sua mano che timida e leggera si posa sulla mia schiena quando siamo vicini per una foto di gruppo. Mi devo accontentare dei suoi sorrisi o delle sue risate, di questi scambi divertenti fra noi, ma non profondi, non privati. 
Mi devo accontentare di stargli davanti. 
Devo sopportare quando mi fissa intensamente da vicino, magari davanti a tutti. Quando mi guarda in quel suo modo serio che so perfettamente sta pensando a noi due, a cosa prova, se lo prova ancora, tutte le cose che vorrebbe dirmi e fare con me e a quanto gli manco. Quanto gli mancano i miei abbracci. 
Perché per me Oscar non ha più segreti. 
Sospiro e mi sciolgo dalla foto, abbassa il braccio, ci guardiamo brevemente, velocissimi, fugaci i nostri occhi si incrociano, facciamo un sorrisino malinconico che dura troppo poco per essere notato da chiunque altro qua intorno e la nostra fortuna, in questo, momento, è che non siamo soli e ci sono fotografi, giornalisti ed un sacco di gente a guardare. Perciò non si può. 
Non possiamo prenderci le mani, agganciarle, stringercele. Non possiamo infilarci in un angolo e baciarci. Non possiamo abbracciarci. 
Possiamo solo sospirare e andare oltre facendo finta di niente. 
Siamo riusciti a fare un gran premio senza calcolarci, Las Vegas; quello successivo, il Qatar, non ci riusciamo. Non siamo capaci di starci lontani e fare finta di nulla. È impossibile. 
Ci comportiamo come una volta, prima di metterci insieme. Come quando ogni tocco era un brivido, ogni sguardo era una speranza, ogni scambio di parole era un volo. 
È bello anche così, ma è diverso, perché prima era l’ignoto, adesso c’è la certezza. 
Ci amiamo, stiamo insieme, non possiamo ora, ma torneremo. 
Oh sì che torneremo. 
Altrimenti credo che impazzirei ed anche se vincessi il mondiale, sono sicuro che non riuscirei ad essere felice allo stesso modo. Vado avanti con la sola certezza e speranza che sarà davvero splendido, il 7 dicembre, fra due settimane. 
Non per il mio risultato a cui ho il terrore di pensare, ma perché comunque vada almeno riavrò lui. 

L’ansia cresce, cresce ad ogni minuto che passa. 
Davvero, alla fine, vincerò io il mondiale? 
Davvero potrei? 
Quest’anno è stato assurdo, una montagna russa. 
Ho iniziato pensando che fosse il mio anno, la McLaren era fortissima e nessuno le stava dietro, non sbagliavamo nulla, eravamo perfetti ed ho creduto immediatamente che sarebbe stato il mio anno. Ma appena ho realizzato cosa significava, ovvero un lungo anno di gare senza errori dove dovevo essere pressoché perfetto, mi sono perso. 
Dal momento in cui ho iniziato a sbagliare sotto pressione e a non riuscire più a concentrarmi, sono precipitato e la depressine mi ha inghiottito. 
In quel momento Oscar si è messo a splendere. Non era turbato da nulla, nulla lo toccava, lui era perfetto, non sbagliava mai, era esattamente ciò che volevo essere io e che non riuscivo. 
Quando mi ha superato ho passato gare, settimane, mesi a convincermi che avrebbe vinto lui, che io non avrei mai potuto con tutti i problemi mentali che avevo, ma ho saputo chiedere aiuto ed accettarlo. 
Ho lavorato su me stesso perché non avevo più niente da perdere e lentamente ho iniziato a cambiare, a riprendermi. 
Ispirato da Oscar e da com’era perfetto, da come sapeva sempre cosa fare e come farlo. Lui brillava, come potevo meritare di stargli accanto? Possibile che io non fossi alla sua altezza? 
Ci tenevo, ci tenevo tantissimo. Ho fatto tutto ciò che potevo, ascoltavo il mio psicologo, mi affidavo a lui e mi buttavo su Oscar, sul suo amore, su tutto ciò che provavo per lui e che ricevevo da lui e non so quando, non so come, ma ad un certo punto sono riuscito a tornare. 
Sono risalito. È stato lento ma graduale fino a che ero di nuovo in alto, dov’ero stato all’inizio dell’anno, e non avevo più paura di sbagliare, non ero più nel dramma della pressione e degli errori. 
Semplicemente correvo libero da ogni distrazione. Improvvisamente guidare è stato un automatismo. Quando lo è diventato sono riuscito a sbagliare meno e mi sono reso conto di essere forte, invece. Di potercela fare. Di avere possibilità. Credevo finalmente in me stesso. 
Mentre io andavo bene, Oscar vacillava, si perdeva, sbagliava. Era come se ci fossimo invertiti. 
È incomprensibile ciò che ci è successo, ma credo che l’amore ci abbia fatto ad ognuno l’effetto opposto. 
Insomma, a me ha reso più forte e sicuro e concentrato, ad Oscar l’ha fatto perdere, l’ha distratto, l’ha sconnesso. 
Mi dispiace che abbia passato questo per colpa mia, ma se ora ha bisogno di staccarsi da me per ritrovarsi, glielo devo concedere. Anche se è dura perché ora che corro di nuovo in testa alla classifica mondiale, consapevole che alla fin fine potrei vincere davvero, Max permettendo, c’ho una fifa nera. 
Perché non ci ho mai creduto veramente, a parte forse le prime due gare dell’anno. 
Non ci ho mai realmente creduto. Ma adesso ci credo. 
Adesso sì. 
Ed è questo il problema. 
Devo correre le ultime due gare con Max che sta recuperando terreno e che alla fin fine potrebbe vincere, Max che è il pilota più forte di tutti i tempi insieme a Michael e Lewis, sicuramente il più forte che corre attualmente. 
Devo correrle con la consapevolezza che non posso sbagliare se voglio vincere il mondiale. Perché non è che posso solo vincerlo, io VOGLIO vincerlo. 
Ma non sono bravo a fare le cose sotto tutta questa pressione. Ad inizio anno mi sono divorato da solo, adesso funzionerà di nuovo così?
Ho bisogno di Oscar. Ho bisogno di lui, della sua calma, della sua sicurezza, del suo placido sorriso e del suo realismo. 
Ho bisogno della sua mano sulla mia, del suo braccio intorno alle mie spalle, dei suoi dolci baci. Della sua forza apparente, della sua fragilità nascosta. 
Ho bisogno che mi guardi e mi dica che ce la posso fare e che andrà tutto bene, ma non può perché adesso si sta guardando allo specchio, come sto facendo io prima di scendere in pista per la penultima gara dell’anno, e si sta dicendo esattamente quello che vorrei mi dicesse. 
Che ce la può fare. Perciò non può dirlo a me, lo sta dicendo a sé stesso. 
Vogliamo la stessa cosa, lottiamo per la stessa cosa e mi sembra d’avergli rubato il suo sogno perché era anche il mio ed ora ho anche il terrore che in realtà non supereremo questo. Che non lo sopporteremo, che finiremo come Lewis e Rosberg, ad odiarci, come tutti non fanno che dire da mesi. 
Finiremo così?
È la fine, per noi? È un’illusione il ritorno insieme? Ce lo siamo detti per sopportare queste ultime gare, ma in realtà non ce la faremo mai, se uno dei due vincerà e l’altro no? 
Ed ora io devo correre sopportando anche questo pensiero, questo atroce terrore che mi attanaglia lo stomaco e mi torce le budella e mi fa sentire bisogno di vomitare. 
Sono solo e ce la devo fare. Devo convivere con ansie e paure tremende e devo fare una gara perfetta e con perfetta si intende vincere senza sbagliare mai nulla.
Se supero questo, se supero tutto questo, posso superare qualsiasi cosa nel resto della mia vita. 
Con questa consapevolezza esco dalla mia stanza e vado a recuperare le mie cose per iniziare a vestirmi per la penultima gara della stagione. 
È ora. Anche se sono solo, ce la farò lo stesso. 

*Oscar* 

Pensavo fosse la soluzione momentanea migliore, ma la verità è che non riesco né ad ignorarlo come ho fatto a Las Vegas, né a convivere con lui serenamente ed in modo normale come sto tentando qua in Qatar. 
Il fatto è che è difficile in ogni caso, ma dopo Las Vegas, dove non ci siamo nemmeno guardati né parlati ed era come se fossimo due estranei vicini, ho capito che comunque avrei corso di merda e che il sacrificio non sarebbe servito a nulla. 
Lando si è sempre limitato ad assecondarmi per accontentarmi, per farmi fare come volevo. Non è da tutti. Per non dire che è l’unico, a parte la mia famiglia, a capirmi così bene. 
Non si oppone, non è nervoso, non sbotta, non mi lancia frecciate, anzi. 
È andato lui a chiedere ad Andrea e Zack di farci fare meno contenuti social per evitare di stare meno insieme, per poterci concentrare di più sull’ultima delicata fase di campionato. Perché tutto ciò che facciamo insieme è un’enorme distrazione, per noi. Per non dire una tortura. 
Pensavo fosse giusto, ma ho dovuto ricapitolare ed ora in Qatar abbiamo ripreso ad interagire. Ho iniziato io e Lando, sorpreso, mi è venuto dietro. Penso che se lo spingessi in un angolo baciandolo mi accoglierebbe ben volentieri. So che lui ci sta male in questa nostra separazione. 
Si potrebbe pensare che l’ho fatto apposta, che sto cercando di demolirlo emotivamente per spingerlo a sbagliare, ma non è così. Non è niente contro di lui, anzi. 
È solo che devo provare a fare tutto ciò che posso per l’Oscar pilota di F1, prima di abbracciare il cambiamento e capirlo ed adattarmi. 
Diventerò un nuovo Oscar, ma non ora. Adesso non posso. Adesso devo essere quello pragmatico che non si fa toccare da ciò che capita, quello che riesce a fare ciò che va fatto, che pensa con lucidità alle manovre migliori e che se qualcosa non va come deve, non ne fa un dramma. 
Devo tornare ad essere quell’Oscar. 
Certo, se Lando non facesse così tutte le volte che stiamo insieme, sarebbe più facile. 
Non mi guarda. 
Non mi guarda quasi per nulla se non fugacemente e quando lo fa ha dei sorrisi così dolci e spontanei e carichi di una speranza così evidente, così sfacciata, che se ne rende conto lui stesso e distoglie immediatamente lo sguardo. 
Maschera il suo stato d’animo ridendo, mentre guarda altrove, oppure concentrandosi sui discorsi di chi ci fa le domande in pubblico, anche se di solito non li ascolta mai perché l’annoiano. 
Ed io non posso che fissarlo con intensità, come fossi assolutamente catturato da lui e da tutti i suoi continui sforzi per accontentarmi e non ferirmi. 
Sta facendo di tutto, per aiutarmi. Non manderò nel cesso i nostri sforzi. 
Farò le ultime due gare più perfette della mia carriera e se non vincerò sarà perché chi mi è davanti è stato migliore di me, non perché io avrò sbagliato. 
Devo concentrarmi su di me, sulla guida, sulla macchina. 
Allontanare i rumori, gli odori, le immagini, le percezioni, i ricordi, i desideri, i sentimenti e le emozioni. 
Allontano tutto, mentre mi guardo allo specchio e mi ipnotizzo sui miei occhi seri. 
Non esiste più niente. 
Il passato è cancellato, il futuro non esiste, nel presente ci sono solo io, la macchina e la pista. 
Non provo nulla. Non sento nulla. Voglio solo correre, nient’altro. 
Dimentico tutto, innalzo per la penultima volta il muro che mi proteggerà dal caos esterno, dalla vita stessa, da qualsiasi cosa. 
Qua dentro ci sono solo io, la macchina e la pista. 
Sono al sicuro. 
Il respiro è regolare, le dita sul polso mi rimandano un battito calmo, le pupille sono normali. Nessuna traccia di ansia. La mente bloccata qui dove voglio che stia. 
Sono solo, finalmente, e sto bene così come sono sempre stato. Solo. 
Il resto lo vedrò il 7 dicembre. 

Congelare i miei sentimenti? Davvero pensavo fosse così facile? 
Ho fatto una gran gara e sono contento di me stesso, anche se non ho vinto e il mondiale è sempre più lontano. 
Max primo, io secondo. Dopo le squalifiche mie e di Lando della scorsa gara, Max ha guadagnato un sacco di punti su di noi, può davvero farcela, specie dopo questa vittoria. 
Lando quarto mi stupisce ma fino ad un certo punto. 
Lo sapevo che non era una grande idea staccarmi da lui, ma per me ha effettivamente funzionato perché da quando l’ho fatto sto correndo meglio, anche se sto comunque male. 
Appena scendo dalla macchina dopo qualsiasi cosa io faccia, che siano qualifiche, sprint o gara ufficiale, mi basta vederlo per sciogliermi. 
Ogni volta che mi sorride - e lo fa sempre anche solo per sbaglio, per abitudine, perché è spontaneo - il mio muro si sgretola. 
Ma va bene perché almeno mentre corro riesco a mantenerlo su, ha la funzione che deve avere. 
Penso che prima non ci riuscivo perché ero troppo assuefatto da Lando e da quel che facevamo insieme, pensavo costantemente a noi, a dopo, a quando saremmo riusciti a saltarci ancora addosso, a cosa avrebbe detto e fatto, cosa potevamo fare insieme, cosa dire per... beh, adesso non c’è nessun contorno se non qualche sorriso dolcissimo che ci scambiamo, qualche battuta, qualche stretta di mano doverosa e poi basta. 
Subito dopo ci si rimette in riga, ci ricordiamo che siamo in pausa e che non possiamo. Lui china lo sguardo e spegne il sorriso ed io resto inebetito a fissarlo come un coglione. 
Fissarlo sognante, immaginando quando il 7 dicembre tornerò a baciarlo e stringerlo e a darci un piacere inimmaginabile. 
Ho avuto un buon weekend anche se non esattamente quel che poi speravo, ma ho vinto la gara Sprint e ottenuto la Pole nelle qualifiche normali, in gara poi sono arrivato secondo, non posso lamentarmi, ho qualche speranza anche se si basa tutto su quel che faranno gli altri la prossima ed ultima gara. Dovrei avere fortuna, oltre che bravura, ma tornare a correre ai miei livelli è un ottimo segno. 
Rifletto e valuto le possibilità in piena consapevolezza che non dipenderà solo da me e che la percentuale di vittoria del mondiale è bassa, ma che matematicamente c’è. 
Eppure non provo niente. 
L’idea di vincere o perdere non mi cambia, non mi fa emozionare, non mi crea ansia. 
Mi crea ansia, invece, l’idea che sto facendo così male a Lando al punto che potrebbe cambiare idea, il 7 dicembre; anche se ora mi sorride dolcemente ed i suoi occhi continuano a guardarmi carichi di speranza e poi a fuggire dal contatto con me, potrebbe comunque decidere che non ce la può fare, che non vuole tornare con me, che gli sto facendo troppo male, che sono capriccioso. 
E se fosse così? E se alla fine sarà lui a dirmi che è stufo e che non vuole tornare con me? 
Eh no, Oscar. Non doveva andare così. 
Non era così che l’avevi immaginata. 
Ho ripreso l’Oscar pilota come volevo, ma la verità è che non mi fa provare nulla, nemmeno un briciolo di soddisfazione, nonostante ho fatto ciò che volevo, o quasi. 
La verità è che resto comunque concentrato su Lando e su di noi, nonostante tutto. 
Quel controllo dov’è finito? 
Una volta che lo perdi è perso per sempre? 
Non sarò mai più come prima, non ho più la possibilità di esserlo? Che lo voglia o no ora sono già un nuovo Oscar, che ancora non si conosce bene e non si gestisce per nulla? 
È così che è la situazione? 
Sto facendo tutto per nulla? 
Suppongo che ormai fra 7 giorni lo sapremo. Adesso è tardi per ripensarci. 

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